Cerca nel blog

lunedì 3 dicembre 2012

Autogestione al liceo scientifico Galileo Galilei di Spadafora. Gli studenti garantiscono laboratori e dibattiti


Da sabato primo dicembre il liceo Galileo Galilei di Spadafora è in autogestione. Una scelta voluta con convinzione dagli studenti e condivisa con la scuola per dare voce alle idee, per trasformare uno strumento di lotta in una esperienza di crescita collettiva. L’autogestione si protrarrà fino all’otto dicembre con laboratori di lettura e di scrittura, cineforum, laboratori musicali e di potenziamento scolastico con il supporto dei docenti, dibattiti sui temi della riforma ma anche sulla scuola, impoverita da una sistema politico miope.  Una scelta, come affermano i rappresentanti Antonio Sindoni e Giuseppe De Leo, della V A, non solo per protestare contro la proposta di legge Aprea e contro i tagli al settore scolastico, ma anche per proporre un altro modello di scuola, a misura di giovane, con una didattica moderna, che valorizzi le idee ed il potenziale degli studenti, privilegiando il confronto dialogico ed i dibattiti.  All’ingresso della sede centrale dell’Istituto si ritrovano ogni giorno tutti gli studenti, anche quelli della sede staccata del Gabelli, per lavorare insieme ad un futuro possibile, dove i libri sono il cibo della mente e le idee trovano il coraggio di camminare sulle gambe dei ragazzi. Infatti c’è tra gli studenti anche chi, assieme ad Agata Maria Pino responsabile della biblioteca, si occupa dei prestiti dei libri, che già nella prima giornata sono stati 400 su una popolazione scolastica di circa 560 studenti. Tenuto conto che la biblioteca si trova attualmente nella sala professori e che non ci sono risorse economiche per acquistare nuovi testi, è emersa tutta l’amarezza di dovere sopperire alla mancanza di fondi con le sempre più sporadiche donazioni private. In questa contestualità assumono ancora più rilievo gli studenti come Serena Buccoliero, sesta classificata a livello nazionale nel concorso Nuova scrittura attiva 2012 con lo scritto “Volevo vedere il mare”. All’ingresso dell’Istituto gli alunni vengono accolti e registrati dai responsabili della sicurezza, perché autogestirsi significa anche assumersi delle responsabilità. Si respira subito un sano entusiasmo. <<Si tratta sicuramente di una esperienza che ci farà crescere, ha detto Francesco Anastasi, anzi abbiamo capito quanto sia difficile insegnare e tenere l’ordine>>. <<Abbiamo sentito l’esigenza di farci sentire e di farlo con consapevolezza tutti insieme anche per difendere il nostro futuro lavorativo. Alla base di questa scelta ci sono dei valori, abbiamo scelto l’autogestione proprio per rispettare la legalità>> ha aggiunto Michael Di Perna. <<Si tratta di un urlo di protesta, che è l‘unico modo di farci sentire, perchè la democrazia si sta trasformando in una forma di aristocrazia gestita dai parlamentari>> ha dichiarato Domenico Squadrito. Superata la sicurezza abbiamo intervistato il preside Cosimo D’Agostino che condivide la protesta ed i metodi adottati dagli studenti che, dice, hanno dimostrato di essere capaci di organizzarsi esprimendo idee e valori nel rispetto delle regole e con un senso dell’educazione che fa loro onore. Il preside prende atto dolorosamente dei tagli che negli ultimi tempi hanno messo in crisi la scuola e si sente ferito dal fatto che i professori siano stati definiti una casta, perché si tratta di persone che per amore degli studenti e della scuola spesso lavorano molto di più di quanto preveda il contratto senza essere retribuiti. Le recenti scelte contenute nella Spending Review, inoltre, rischiano di compromettere il raggiungimento degli obiettivi di programmazione, ha concluso D’Agostino, senza nascondere una punta di soddisfazione per il coraggio e l’autodeterminazione dei suoi studenti. Anche i professori presenti esprimono le loro opinioni. Pronta a collaborare la docente di inglese Agata Grosso, soddisfatta per la serietà con la quale questi studenti stanno conducendo la loro protesta, che definisce fatto importante ed educativo. Nicola Lo Surdo, docente di disegno, prende atto  che si tratta dell’espressione di un disagio collettivo e che gli studenti nell’organizzazione sono stati bravi oltre le aspettative. Dello stesso avviso il docente di fisica Sergio Galli che apprezza che gli studenti abbiano voluto condividere l’autogestione con i docenti per un percorso di crescita. Uscendo dal Galilei si ha l’impressione che questi studenti abbiano sottoscritto una polizza assicurativa per il futuro di una società che non si rassegna, che ha ancora il coraggio di lottare, non solo per bloccare definitivamente la proposta di legge Aprea, ma soprattutto per mantenere i valori della cultura che inevitabilmente si coniugano con libertà e democrazia. Il sospetto che serpeggia è che si preferisca un popolo di ignoranti perché più facile da gestire e che la cultura possa rappresentare una minaccia per monopoli vecchi e nuovi.
Mariella Di Giovanni

Nessun commento:

Posta un commento

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.