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mercoledì 19 novembre 2014

Nessun ospedale o reparto sarà chiuso entro i tre prossimi anni in Sicilia

Nessun ospedale o reparto sarà chiuso entro i prossimi tre anni in Sicilia. La clamorosa novità è emersa ieri al termine del lavori della VI Commissione Sanità, riunitasi sotto la presidenza dell’on. Giuseppe Digiacomo per avviare l’esame della nuova bozza di riordino della rete ospedaliera presentata dal Governo Crocetta. E a relazionare di fronte ai deputati regionali c’era l’assessore alla sanità, Lucia Borsellino, reduce dagli incontri tenutisi al Ministero della Salute proprio per vagliare ulteriormente i contenuti del piano di riordino con i suoi 450 (250 pubblici e 150 privati) posti letto da azzerare.
Punto nodale, e controversa novità rispetto alla bozza dello scorso aprile, era la previsione di otto “ospedali di comunità” (Barcellona Pozzo di Gotto, Ribera, Giarre, Mazzarino, Noto, Leonforte, Salemi e Scicli) e cioè strutture che entro la fine del 2016 avrebbero perso tutti i posti letto per acuti, mantenendo solo la riabilitazione e gli ambulatori. Per Barcellona, come si ricorderà, ciò avrebbe comportato la riduzione a soli 34 posti letto per postacuti, con la sostanziale vanificazione della prefigurata azienda Ospedali Riuniti e dell’attribuzione al “Cutroni- Zodda” delle specialità mediche (speculari al polo chirurgico del Fogliani di Milazzo). La Borsellino aveva inizialmente riproposto tale configurazione, durante una riunione fiume che ha registrato l’intervento di una ventina di deputati, a testimonianza dell’estrema delicatezza dell’argomento il cui approfondimento si esaurirà appunto in sede di commissione, dal momento che sul Piano è previsto un parere obbligatorio e non vincolante dell’organismo, senza il successivo dibattito in aula.
Nel corso dell’animata seduta, però, è emerso l’orientamento tradottosi nella proposta del presidente Digiacomo, accolta all’unanimità con il parere favorevole del Governo, che in sostanza rinvia la scelta sulla localizzazione degli ospedali di comunità e introduce una “moratoria” sul termine dal quale applicare i prefigurati “tagli”. Non più dunque il 31 dicembre 2016, ma il 31 dicembre 2017, sulla scorta della recente sentenza del Consiglio di Stato che “riaggiorna” i termini applicativi del Decreto Balduzzi. Tre anni, i prossimi, durante i quali, come spiega lo stesso Digiacomo, avviare sulle Unità operative attive nelle strutture ospedaliere siciliane un’approfondita valutazione, il cui esito darà indicazioni sui reparti più o meno efficienti e dunque candidati alla soppressione o al mantenimento. «Il sistema degli ospedali di comunità permarrebbe – chiarisce ancora il presidente della Commissisone – ma non verrà deciso sin da adesso quali saranno le strutture da qualificare in tali termini, introducendo invece un sistema competitivo: sopravviverà chi lavorerà meglio. Questa indicazione è stata accolta dalla commissione e dal governo: un segnale deciso, dunque, di trasparenza e rassicurazione per i territori, oltre che per le strutture e il personale».
Nel frattempo, come evidenzia anche il deputato messinese Santi Formica, un preciso impegno è stato richiesto al Governo regionale per trattare con il Ministero sulla rivalutazione dei termini della “mobilità passiva”, un meccanismo perverso in base al quale la Sicilia già penalizzata dalla ricerca di cure in altre regioni, avrebbe dovuto “pagare” questo costo con il taglio dei famosi 450 posti letto e dunque ponendo le premesse per accentuare ancora i “viaggi della speranza”. Ciò, come sottolinea anche l’on. Giuseppe Laccoto, avrebbe addirittura ridotto il coefficiente dei posti letto in Sicilia a 2,8 per mille abitanti, a fronte dei 3 per mille delle altre regioni italiane. Oggi dunque la prosecuzione della discussione in Commissione, che domani dovrebbe votare il Piano modificato così come deciso ieri. E tra gli emendamenti, in discussione c’è quello proposto sempre dall’on. Formica, che dispone l’assegnazione formale all’ospedale Cutroni Zodda di Barcellona dei 69 posti letto per acuti (in aggiunta ai 34 per postacuzie) di cui si disponeva in origine la disattivazione al 31 dicembre 2016.

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