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martedì 25 ottobre 2011

1971- I MAFIOSI A FILICUDI: INCONTRO DI GIUSEPPE LA GRECA CON GLI ALUNNI DI SALINA

Si susseguono le iniziative culturali annuali della Biblioteca Comunale di Malfa. L’addetto culturale e bibliotecario Antonio Brundu ha inviato il resoconto sulla manifestazione “1971: Le giornate di Filicudi- Mafiosi a soggiorno obbligato sull’isola”:
“Altro incontro per gli alunni dell’isola di Salina, organizzato dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Malfa, nell’ambito delle iniziative culturali della Biblioteca Comunale , in collaborazione con l’Istituto Comprensivo Isole Salina : “Le giornate di Filicudi”, presentazione del libro di Giuseppe La Greca sull’invio,  nel 1971, di 15 presunti mafiosi  a soggiorno obbligato nella piccola isola eoliana e proiezione video, con immagini inedite, del documentario “Il maggio di Filicudi - Storie di mafia e di turismo nelle Eolie  degli anni ‘70” di Flavia Grita e Pino La Greca. (Nella foto: da sin. Antonio Brundu  e  Giuseppe La Greca ).La manifestazione  si è svolta nel Centro Congressi del Comune di Malfa e si è aperta con il saluto del  Sindaco dott. Salvatore Longhitano , che ha posto in evidenza come avvenimenti  di cronaca di allora sono divenuti, oggi, fatti storici ,che possono servire ad affrontare, insieme, le problematiche attuali dell’arcipelago eoliano. ( Il Dirigente Scolastico prof.ssa Mirella Fanti non ha potuto partecipare all’incontro perché si trovava a Lipari in occasione dell’inaugurazione del nuovo anno scolastico).Poi ho tracciato  brevi note biografiche sull’autore ed ho introdotto l’argomento sulla vicenda di Filicudi, che ha posto l’isola all’attenzione internazionale per l’atteggiamento di protesta e di rivolta degli eoliani, i quali hanno fatto di tutto per scongiurare la presenza mafiosa nell’arcipelago. Presente all’incontro Catia Toni, presidente del Circolo Artistico Culturale Eoliano. E quindi intervenuto Giuseppe La Greca : “ Perché la popolazione isolana si è ribellata in modo deciso e determinato - ha affermato l’autore- e quali rischi ha corso l’intero arcipelago se non fosse avvenuta la rivolta popolare? Nelle nostre isole- ha continuato- non abbiamo mai conosciuto il fenomeno mafioso, sia per la mentalità  eoliana e sia perché le proprietà terriere sono piccole e a conduzione familiare e non esistono grandi latifondi,come in Sicilia, dove si è sviluppato, invece, un fenomeno criminale di associazione a delinquere. Non è mai stato , infatti, nella natura della gente delle piccole isole questo tipo di mentalità. Altro motivo che ha condizionato Lipari sin dal ‘700 è stato l’individuazione  dell’isola come luogo di relegazione coatta per individui non condannate dalla legge, ma inviate al soggiorno obbligato quali presunti delinquenti,che dovevano essere isolati dalle comunità. In realtà i coatti conducevano la loro vita in mezzo alla gente di Lipari, ma la sera pernottavano nelle camerate del Castello. Nel 1926, quando Mussolini decise di ripristinare il domicilio coatto, che sembrava fosse stato eliminato da lungo tempo, gli eoliani si ribellarono a questa decisione e demolirono le case del Castello. Questa azione si può considerare la base su cui partirono i fatti di Filicudi, che portarono gli isolani a ribellarsi ancora, manifestando la loro indignazione affinchè le isole  non venissero considerate più  come luogo di relegazione. Nel 1971, quando le isole Eolie tornarono  ancora ad essere individuate come luogo  di soggiorno obbligato  per 15 individui di alto profilo mafioso, gli eoliani si ribellarono di nuovo, perché compresero che tale ritorno al passato poteva rappresentare un serio pericolo per l’economia e lo sviluppo sano dell’arcipelago; infatti il potere economico della mafia era in grado di comprare tutto e  di determinare una crescita anomala e sproporzionata rispetto alla realtà delle piccole isole, dove i proventi sarebbero confluiti nelle tasche dei mafiosi e gli isolani avrebbero svolto, forse,  solo un ruolo di camerieri e servi di questa gente pericolosa per l’intera società civile ed umana. Siamo delle piccole realtà costituiti da piccoli Comuni - ha concluso La Greca durante la sua “lezione” agli alunni di Salina-. Vinciamo solo quando siamo uniti, quando le decisioni si prendono insieme e si portano avanti insieme. Nel 1971 l’esempio è stato Filicudi, oggi può essere l’Ospedale di Lipari, domani potranno essere i collegamenti marittimi per imparare e per capire dal passato la lezione per il futuro”. Dopo la proiezione del documentario, sono state poste all’autore numerose domande dagli alunni, che approfondiranno l’argomento a scuola. Catia Toni ha fatto pervenire alcune sue riflessioni sull’incontro:"L'unione di gente che ha lottato con tutta la sua forza,ribellandosi a ciò che gli era stato imposto,è un esempio di grande rilevanza storica, non solo una storia siciliana, ma prima di tutto italiana,un evento che per anni non è stato trattato in maniera approfondita come invece ha saputo fare il prof. Giuseppe La Greca. Pertanto ritengo che questo libro debba essere portato a conoscenza delle generazioni future e, prima di tutto, come dimostrazione concreta che la mafia deve essere lottata veramente e può essere sconfitta; ma per poterlo davvero fare bisogna parlarne,bisogna reagire e ribellarsi senza avere paura e, soprattutto, restare uniti, poichè il silenzio di un torto ricevuto anche singolarmente,uccide tutti".  Antonio Brundu

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