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mercoledì 12 novembre 2008

Editoriale: Il massacro ambientale, la pubblica incolumità e il disinteresse

La frana del costone e il successivo crollo di buona parte di uno dei tornanti della strada provinciale di Acquacalda è, come ha avuto modo di appurare anche l'ing. Salvatore Cocina della Protezione civile regionale, un vero e proprio campanello d'allarme per una zona che si estende da Capo Rosso, passando attraverso l'area pomicifera di Porticello, sino alla piccola frazione dell'isola. Un'area dove l'aggressione al territorio e il disinteresse ad intervenire sulle situazioni a rischio, prima, e il totale stato d'abbandono, oggi, hanno trasformato in una vera e propria “bomba” naturalistica pronta ad esplodere in coincidenza di determinati eventi. In primis le precipitazioni.
Per rendersi conto dei rischi che si corrono basta “ammirare” i canyon che le acque meteoriche stanno creando, asportando di volta quanto più materiale possibile, sui versanti della montagna pomicifera di Porticello, sotto la strada che attraversa le cave e in prossimità delle parti che danno sulle spiagge sottostanti dove si possono "ammirare" muri sospesi nel vuoto.
Ancora più grave sembra essere, a detta di coloro che in elicottero hanno sorvolato la zona, la situazione nella parte superiore di quella che è stata la cava di pomice. Un danno non di poco conto se si considera che proprio quella montagna, il cono vulcanico del Monte Pelato, ha contribuito in maniera indifferente a dare alle Eolie il titolo di “Patrimonio dell'Umanità”. La mancanza di interventi, la non attuazione dei cosidetti “profili d'abbandono”, la non messa in sicurezza dell'area, non solo mettono in rischio la pubblica incolumità di chi vive e transita nella zona ma, addirittura, rischia di modificare irreparabilmente un'area di grande pregio ambientale. Eppure tutto inspiegabilmente tace.

Il reportage fotografico sottostante documenta, seppure parzialmente, lo scempio di un luogo.