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mercoledì 17 agosto 2011

PROVINCE: ARMAO, GOVERNO SICILIANO LE SOPPRIMERA', SI TASSINO CAPITALI SCUDATI

"Un articolo del 'Tempo' ha disinformato sulla questione della soppressione delle province in Sicilia (non a caso non e' stato interpellato sul punto ne' un esponente di governo ne' della sua maggioranza parlamentare), raccogliendo poi la solita boutade estiva sugli sprechi meridionali. Ebbene, il Governo siciliano intende, al fine di dare applicazione allo Statuto regionale, sopprimere tutte le province e non solo quelle di minori dimensioni. Cio' sara' fatto gia' con la prossima finanziaria, nell'ambito di una drastica operazione di risanamento, avviata con l'approvazione del bilancio 2011, con il quale la Sicilia ha riportato le proprie spese al 2001, riducendo, ad esempio, le societa' regionali da 34 a 14".
Lo dice l'assessore regionale all'Economia, Gaetano Armao, replicando ad alcuni esponenti politici veneti intervenuti sulla questione.
"Il disegno di legge, depositato piu' di un anno fa all'Assemblea regionale siciliana per l'istituzione della provincia di Gela, e' di iniziativa popolare - prosegue Armao - e non e' mai arrivato alla trattazione dell'Assemblea regionale.
Nel programma del Governo, presentato dal Presidente Lombardo, non e' affatto prevista l'istituzione di nuove province, ma, al contrario, la loro soppressione con il contemporaneo trasferimento di funzioni ai consorzi ed alle associazioni di comuni. In finanziaria, peraltro, e' gia' previsto che vengano inserite forme di cooperazione obbligatoria per i comuni di minori dimensioni e l'obbligo di dismissione delle partecipazioni societarie."
"Resta il giudizio negativo su una manovra nazionale iniqua e dannosa per il Mezzogiorno che mostra evidenti profili di incostituzionalita' perche' incentrata, come la precedente, sul principio 'il nord si salva da solo, al sud si salvi chi puo''.
Dopo aver destinato un federalismo fiscale ormai senza perequazioni a binario morto, si tenta di varare un federalismo del debito pubblico onerando il Sud di un peso insostenibile. Si tassino, invece, almeno al 20 per cento gli esportatori di capitali e gli evasori, anche se hanno usufruito dello strumento ingiusto dello scudo fiscale, che risiedono all'80 per cento nel nord Italia. Secondo l'ultimo studio di Bankitalia (dall'efficace titolo 'Alla ricerca dei capitali perduti', luglio 2011) ai 100 miliardi di risorse che hanno goduto dei privilegi dello scudo fiscale vanno aggiunti altri 150 miliardi di euro di attivita' all'estero non dichiarate dagli italiani".
"Stupisce, infine, che il giornalista siciliano che ha scritto l'articolo, che peraltro dovrebbe conoscere lo Statuto siciliano, possa offrire declinazioni irrealistiche del dibattito politico-istituzionale in Sicilia, con il solo risultato di aver alimentato il vento delle polemiche inutili da parte di chi preferisce attaccare la Sicilia per sviare l'attenzione dalle scelte del governo nazionale, quelle si' ingiustificatamente antimeridionali".

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