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giovedì 11 giugno 2009

Pesca. "Associazioni ambientaliste indignate sul decreto sulle reti derivanti? Io ancora di più". Le riflessioni della dott.ssa Basile

Riceviamo dalla dottoressa Francesca Basile e pubblichiamo:
Apprendo, ma senza stupore, che Greenpeace, Lav, Legambiente, Marevivo, Wwf sostegono di essere " indignate" per il decreto approvato dal Sottosegretario alle Politiche Agricole, On. Buonfiglio, che modifica la legge e autorizza l'uso delle ferrettare oltre le 10 miglia per la precisione entro le miglia previste dall'abilitazione alla pesca.
A proposito, in attesa della puntuale impugnazione del provvedimento al Tar e di sapere come andrà a finire, stavolta mi risulta proprio difficile esimermi dall’esprimere le mie considerazioni personali da persona che conosce bene la questione avendola vissuta da vicino, essendomene occupata quando ero Assessore alla Pesca e non avendola da allora mai abbandonata.
E’ vero, il mio può sembrare un giudizio di parte ma, invece, deriva dall’aver conosciuto realmente il dramma che ormai da diversi anni stanno vivendo i nostri operatori del comparto della piccola pesca costiera ed artigianale, soprattutto a seguito del divieto di origine comunitaria di utilizzo di reti da posta derivante di lunghezza superiore ai 2,5 chilometri per la cattura delle specie cui all'allegato VIII del Regolamento CE n. 1239/98 (tonno, ala lunga, pescespada, ecc.). Se è vero, infatti, che a seguito di tali restrizioni, i proprietari e i membri dell’equipaggio delle unità abilitate a questo sistema di pesca ricevettero cospicue indennità per la riconversione dell’attività, è altrettanto vero che tale denaro venne speso per l’acquisto di nuove attrezzature, in primis la ferrettara, concessa in sostituzione delle spadare, oltre che per adeguare le unità da pesca. E oggi, invece, questi semplici lavoratori, definiti da qualcuno come eco-criminali, si trovano ad avere in licenza un attrezzo che, per le limitate dimensioni e per il divieto di cattura delle specie summenzionate di cui tra l’altro tutti siamo ghiotti, è praticamente inutilizzabile. Una vera e propria beffa! Tornando al decreto appena varato dal neo delegato alla Pesca, niente di più giusto a mio modesto parere dato che il limite dell’utilizzo dell’attrezzo all’interno delle 10 miglia, giacché non previsto da nessun regolamento comunitario ma previsto invece dalla normativa italiana, finora, non ha fatto altro che aumentare la pressione sulle risorse della fascia costiera, la più delicata dal punto di vista ambientale, determinando anche una conflittualità accesa tra le unità praticanti questo tipo di pesca: una vera e propria guerra fra poveri. E’ vero, gli articoli comparsi più volte sulla stampa circa l’esercizio di pratiche di pesca illegali e/o i comunicati diffusi dalle Autorità marittime, hanno suscitato, a ragione, vivaci reazioni del mondo ambientalista, creato sdegno nell’opinione pubblica, tanto da portare anche i nostri politici a forme di chiusura rispetto alle legittime richieste del settore, a scapito dei tanti che le regole, invece , le hanno sempre rispettate. A parte qualche eccezione di chi cerca sempre e comunque di fare il furbo come del resto credo esistano in tutti i settori produttivi, infatti, vi posso assicurare che i pescatori sono più ambientalisti degli ambientalisti in quanto vivono di mare e per il mare…
Ma non solo loro, penso che oggi ci sia molto più rispetto e sensibilità per l’ambiente da parte di tutti ma ciò che vorremmo, forse, è un ambientalismo scientifico, più cosciente e sano, ma soprattutto più umano… Alla luce del fatto che la problematica di cui si dibatte investe migliaia di pescatori italiani, specie del Mezzogiorno, con altrettante famiglie ridotte alla fame, che non hanno alternative occupazionali, prodighiamoci tutti per trovare delle soluzioni affinché questa povera gente possa uscire dall’attuale situazione di grave disagio economico ed esistenziale, in grado di contemperare la tutela delle risorse marine con il sacrosanto diritto al lavoro degli operatori del settore.
Francesca Basile