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sabato 10 settembre 2011

da "I Quaderni de L'Ora": Lipari, isola dov'è vietato nascere (di Rosita Rijtano)

Il numero annuale dei parti era considerato troppo basso dall'Organizzazione mondiale della sanità. Massimo Russo ha quindi dimezzato i reparti dell'ospedale eoliano e sfoltito il personale. Con il risultato che adesso le madri dovranno andare a partorire sulla terraferma. Ma l'ex segretario del Pd locale non ci sta e annuncia ricorso al Tar.
di Rosita Rijtano 
A soli quattro giorni di vita il piccolo Giulio Giacopello ha dovuto affrontare un faticoso viaggio in aliscafo da Milazzo a Lipari. "Meglio che si abitui" consigliava qualcuno a Francesca, la neo mamma che lo teneva in grembo, proteggendolo dagli urti dello scafo. Lei ad abituarsi non ci pensa proprio. "Mi hanno costretta a partorire lontana da Lipari, da casa mia, dagli affetti. Per non parlare dei costi: non meno di mille euro sono stati spesi tra viaggi, albergo e cibo".
A Lipari, la maggiore delle isole Eolie,  a breve infatti non sarà più possibile nascere. Il motivo? A partorire sono in poche. Troppo poche. Un centinaio di parti l’anno, a fronte dei 500 indicati dall’Organizzazione mondiale della sanità come la cifra minima perché un punto nascita possa ritenersi sicuro. In altre parole, o in un anno nascono almeno 500 bambini o partorire diventa rischioso. E, quindi, via le culle e i biberon.
L'assessore regionale alla Sanità Massimo Russo non ha tardato ad adeguarsi alle recenti direttive. E approfittando del silenzio da parte dei politici locali ha riorganizzato l'intero ospedale liparese.
I tagli di Russo hanno interessato soprattutto i reparti  che da quattro sono diventati soltanto due: ginecologia è stata infatti fusa con chirurgia, mentre pediatria è finita unita a medicina. Con meno reparti, le forbici dell'ex magistrato hanno sfoltito anche il personale. Ogni dottore trasferito, o andato in pensione, non è stato più rimpiazzato.
Il piano per l'unico ospedale delle Eolie è quello già attuato in altre realtà siciliane. “L’obiettivo è di potenziare il pronto soccorso e ridurre il numero delle degenze. Quelle che costano, per intenderci”, ha spiegato il dottor Mario Paino, responsabile dell’area medica dell’Asp 5 di Messina.  Secondo Russo infatti “Il paziente va stabilizzato e poi trasferito”.
Ma se i tagli indiscriminati sono a mala pena tollerabili nelle altre realtà isolane, a Lipari, che è un'isola periferica, diventano inammissibili. "Le isole minori non possono essere paragonate alla terra ferma. Siamo diversi e abbiamo bisogno di una legge speciale. Se non riusciamo a comprenderlo è come se parlassimo di tutto e di niente”, sostiene  Saverio Merlino, ex segretario del Pd locale. Merlino ha affrontato Russo a muso duro quando il mese scorso l'assessore era intervenuto ad un convegno  organizzato dall'Unesco proprio a Lipari. In quell’occasione Russo ha provato a convincere gli isolani che la chiusura del punto nascita non è una questione di soldi che mancano. Ma di sicurezza e di rispetto delle regole.  
Merlino ha subito colto la palla al balzo. “Qui – puntualizza - la politica non c’entra. C’entra la Costituzione. E l’articolo 32 lo dice chiaramente: ogni cittadino ha il diritto di essere curato. Ecco perché sono intenzionato a fare ricorso al Tar”.
Aspettando il ricorso al Tribunale amministrativo l'ex segretario del Pd isolano continua la sua battaglia per tenere aperto il punto nascite di Lipari. E a colpi di cartoline con scritto “Voglio nascere a Lipari” e disegni di vulcani in dolce attesa è riuscito anche a strappare la promessa d'intervento del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che dopo trent’anni di vacanza a Stromboli è ormai considerato un eoliano a tutti gli effetti.
Nel frattempo le mamme "orfane" della ginecologia eoliana non si arrendono. E sebbene costrette a partorire lontane dall'isola continuano a registrare  gli ultimi nati all'anagrafe di Lipari. Anche il piccolo Giulio Giacopello è un "eoliano" nonostante abbia raggiunto Lipari soltanto quattro giorni dopo la nascita. “Altrove non l’avrei iscritto né ora e né mai” puntualizza orgogliosa la madre.

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