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domenica 5 giugno 2016

Scuola, Anief: chiusi i termini presentazione domande di trasferimento, la chiamata diretta da parte dei presidi è dietro l’angolo

Da poco più di 24 oresi sono chiusi i termini per la presentazione delle domande di trasferimento del corpo insegnante della scuola pubblica. In attesa degli esiti delle domande, previsti a luglio, che potrebbero provocare uno stravolgimento rispetto alle attuali sedi di servizio, l’attenzione si sposta tutta alla prossima settimana, quando potrebbe prendere il via il confronto Miur-sindacati su come gestire le modalità di attribuzione degli incarichi triennali ai docenti destinati all’ambito territoriale, personale condannato a essere perennemente “in bilico” e senza mai una sede scolastica definitiva. Per decine e decine di migliaia di docenti, potrebbero essere fatali, nel bene o nel male, le indicazioni de Piano triennale dell’offerta formativa. Subito dopo, entreranno in scena utilizzazioni ed assegnazioni provvisorie, per le quali, grazie anche e soprattutto alle pressioni del sindacato, il Governo ha deciso di aprire ai neo-assunti.
Marcello Pacifico (presidente Anief): sono passati quattro anni dalla sperimentazione in Lombardia, quando di lì a poco la Consulta bocciò l’articolo 8 della Legge n. 2/2012 che la introduceva con un colpo di mano regionale. Ora, una selezione improntata su questo modello viene proposta a livello nazionale, con l’istituzione, in questo caso il Governo, che si trova incredibilmente dalla parte di chi propone e avalla un sistema di selezione del personale docente che potrebbe rappresentare la fine dell’insegnamento libero.
In attesa degli esiti delle domande, previsti a luglio, che potrebbero provocare uno stravolgimento rispetto alle attuali sedi di servizio, l’attenzione si sposta tutta alla prossima settimana, quando potrebbe prendere il via il confronto Miur-sindacati su come gestire la chiamata diretta dei docenti che si troveranno su ambito territoriale e, quindi, perennemente in bilico in attesa dell’incarico triennale. Per decine e decine di migliaia di docenti, potrebbero essere fatali, nel bene o nel male, le indicazioni de Piano triennale dell’offerta formativa. Subito dopo, entreranno in scena utilizzazioni ed assegnazioni provvisorie, per le quali, grazie anche e soprattutto alle pressioni del sindacato, il Governo ha deciso di aprire anche ai neo-assunti, attraverso il decreto scuola 2016.
Ma, almeno per i sindacati rappresentativi, quello della cosiddetta “sequenza contrattuale” potrebbe rivelarsi solo un grande equivoco. Perché, purtroppo, al Ministero di Viale Trastevere non hanno intenzione di derogare di molto rispetto a quanto previsto dalla Legge 107/15, la quale, con l’avvio del prossimo anno scolastico, prevede l’attuazione della chiamata diretta e della scelta da parte del dirigente scolastico dei docenti cui attribuire incarichi triennali, attingendo direttamente dall’ambito territoriale.
“Oggi, l’unica certezza che abbiamo – spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal – è che i docenti tra qualche settimana potranno inviare al preside il loro curriculum vitae. Dopo di che, potranno essere invitati ad un casting, una specie di colloquio, che servirà a vedersi valutate le loro capacità d’insegnamento. A convocarli e valutarli, in modo discrezionale, sarà il dirigente scolastico. Come, del resto, previsto dal comma 73 della Legge 107/2015. Chi si meraviglia di questo oggi dice una bugia. Noi, come Anief, in tempi non sospetti, avevamo presentato un compromesso, perché abbiamo colto da subito il pericolo dei trasferimenti in base all’anno, alla sede, alla fase di assunzione, al dirigente scolastico e anche alla fortuna, cui seguirà presto la chiamata ad personam”.
“A proposito della chiamata diretta del personale, in perfetto stile aziendale – continua il sindacalista Anief-Cisal – la Corte Costituzionale ha già espresso il suo diniego: sono passati quattro anni dalla sperimentazione in Lombardia, quando di lì a poco la Consultabocciò l’articolo 8 della Legge n. 2/2012 che la introduceva con un colpo di mano regionale. Ora, una selezione improntata su questo modello viene proposta a livello nazionale, con l’istituzione, in questo caso il Governo, che si trova incredibilmente dalla parte di cui propone e avalla un sistema di selezione del personale docente che potrebbe rappresentare la fine dell’insegnamento libero”.

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