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sabato 19 marzo 2011

Libero orizzonte. Il dottor La Greca "ripesca" una nota di Leonida Bongiorno su Marina Lunga

Libero orizzonte

(Pino La Greca) Ieri nel corso di alcune mie ricerche mi sono imbattuto in una lettera datata 1 gennaio 1957 e nel leggerla non ho potuto fare a meno di notare come i problemi evidenziati allora, per Marina Lunga, sono gli stessi di oggi, soprattutto alla luce dei diversi progetti che hanno come finalità ultima la totale distruzione e scomparsa della nostra bellissima spiaggia.
La lettera è scritta da Leonida Bongiorno, indirizzata all’allora direttore del Notiziario delle Isole Eolie, Avvocato Salvatore Saltalamacchia, nonché assessore ai Lavori Pubblici di una delle diverse amministrazioni Vitale. Non è il Leonida (Alessandro Preziosi) che abbiamo ammirato nella recente fiction, ma il Leonida, già assessore e consigliere comunale di Lipari, esponente di una minoranza che ha fatto della difesa del suo territorio, delle sue tradizioni, della propria autonomia, una battaglia di vita. Mi auguro che ai lettori eoliani e non faccia piacere leggere la sua nota integrale ad oltre cinquant’anni di distanza, nella certezza che la storia è indispensabile per dare identità a una comunità viva; quando un popolo, o un gruppo dirigente, rifiutano la storia, vuol dire che non si sentono più parte di una comunità in cammino. Vuol dire che hanno perso la speranza, lo slancio, l’ideale. Vuol dire che hanno perso il futuro. “Un popolo senza passato, non ha futuro”

Lettera al Direttore
Caro, direttore, in qualità di indigeno della nostra tribù indirizzo a te questa lettera per due ragioni. La prima perché disponi di un quindicinale, la seconda perché fai parte del governo dell’isola.
Ecco lo scopo. Senza preamboli. Cosa fanno, anzi cosa strafanno a Marina Lunga?
Si tratta certo di un lavoro del Genio Civile, perché i robusti pilastri in cemento armato, ancora freschi di getto e quindi incassati nella carpenteria, lasciano chiaramente supporre una nuova costruzione che farà corpo con quella preesistente della vecchia baracca in muratura in cui sono custoditi i motoscafi del citato ente.
Ma perché? Non bastava già il fungo di prima? Perché aggiungerne un altro? Lì proprio sulla spiaggia?
Nessun dubbio che occorrerebbe un tifone intelligente per cominciare a spazzar via la quasi totalità delle capanne, grandi e piccole di Marina Lunga. Ciò non toglie però che il Genio Civile, invece di aumentarne la bruttura, avrebbe potuto pur chiedere un modestissimo parere o consiglio e perché no, anche un permesso al governo della tribù.
Come? Il Genio civile chiedere permesso o consiglio ecc.?
Si. Certo. Nessuna offesa. Una pura e semplice forma di cortesia. Che la risposta sarebbe stata altrettanto semplice e cortesissima: signori del Genio Civile, per i ricoveri dei vostri motoscafi, per i vostri uffici, per le vostre abitazioni quali egregi funzionari, fate quel che volete. Vi mettiamo a disposizione i fronti su tutte le spiagge dell’intero perimetro dell’isola, ma voi volete Marina Lunga. Vada per Marina lunga. Ma lasciate la spiaggia e quindi libero l’orizzonte. Vi offriamo braccia, mazze e picconi per smantellare la vecchia baracca in muratura, ricovero dei vostri veloci mezzi marini, fino all’ultima pietra delle fondazioni e vi diciamo, non avete che da scegliere. Vi aiutiamo, se necessario, anche ad espropriare una dozzina di vecchie capanne. E in tutto quel fronte e in tutta quella profondità costruite tutti i ricoveri, tutti i giardini, tutti gli uffici e tutte le abitazioni che volete. Ma per favore. Anche voi mettetevi in riga e allineatevi.
Ti dico Direttore che ho fiducia nell’opera intelligente del nostro sindaco perché, se non se n’è già occupato, si occupi urgentemente di questa piccola faccenda. Ed è bene che lo faccia. E subito.
Il problema dei lavori pubblici e privati, nel quadro dello sviluppo turistico e soprattutto estetico della nostra tribù, dovrà esser preso di fronte a breve scadenza da parte della commissione edilizia. E per favore, col massimo rispetto per tutti gli egregi funzionari che ci degnano della loro attenzione, nessuno cortesemente metta il naso nelle nostre bucce.
Siamo noi, senza presunzione né immodestia, e solo noi, i modesti custodi della bellezza semplice della terra nostra.
Caro Direttore, ho detto. Come Chitarrella, quando giocava allo scopone scientifico. Se mi darai ospitalità, ma per intero, ti ringrazio. Se per caso fossi spinto da estrema diplomazia a fare il Catone, metti pure agli atti nel cestino questo foglio. Ho la velina. Ma non ti ringrazio.
Ad ogni buon conto, stasera 1 gennaio 1957, ugualmente e idealmente alzo il calice e bevo alla prosperità tua personale, del tuo quindicinale (quando non sa di cera) e dell’intera nostra tribù.
Tuo Leonida Buongiorno

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