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giovedì 10 maggio 2012

Valastro e l'impegno per Portinenti


Il mio mandato scade il 14 dicembre c. a., pertanto fino a tale data è mio dovere “scassare quello che vi pare” per raggiungere lo scopo dell’Associazione.
Se avessi voluto fare il furbo o, come si dice a Firenze con un’espressione molto colorita, il “merdoso”, avrei rivolto l’invito ai candidati qualche settimana prima del voto e avrei pubblicato l’elenco dei sottoscrittori il giorno prima; quindi, almeno per questo, un pochino più di attenzione da parte di chi mi conosce non avrebbe guastato.
La ns. Associazione a norma di statuto dovrebbe cessare la propria attività con il raggiungimento dello scopo, ma è esplicitamente previsto nello stesso statuto che l’assemblea può cambiare l’oggetto sociale e continuare a operare. Infatti, era mio intendimento, una volta realizzato l’attuale progetto, proporre la modifica della denominazione in “Associazione per il Ripascimento delle Spiagge delle Eolie”.
Capisco che in questo momento parlare di spiagge può fare sorridere, se non addirittura indisporre, ma, avendo un po’ di lungimiranza, forse l’argomento non è così peregrino come può sembrare.
E’ indubbio che le priorità, nell’ordine, siano: salute, trasporti e protezione degli abitati che devono assicurare la sopravvivenza degli abitanti, ma, non sono altrettanto certo che si possa fare una graduatoria sugli altri problemi che affliggono le isole.
I problemi sono fra loro interconnessi e tutti insieme contribuiscono alla ricchezza dell’Arcipelago che, se non sbaglio, proviene prevalentemente dal turismo.
Penso che il tutto giri intorno a quest’argomento e che occorrerebbe trovare la formula per uno sviluppo turistico che lasci sul territorio la maggiore ricchezza possibile.
Ognuno di noi può dare il proprio contributo basandosi su concrete esperienze di vita e non certo dando sfogo alla più fervida fantasia.
Circa 30 anni fa con la mia famiglia e quella di mio cognato, 4 adulti e 4 bambini, abbiamo deciso di passare 15 giorni di ferie a Capraia, deliziosa isola dell’Arcipelago Toscano. Sistemazione in un residence 4 stelle con piscina, scivolo e altri giochi per bambini, confortatissimo, situato su un promontorio a strapiombo sul mare. Il secondo giorno abbiamo fatto il giro dell’isola via mare alla ricerca di una spiaggetta, dove fare il bagno, non c’era. Perfino io, che non amo stare sulla spiaggia, sono rimasto deluso. Comunque, siamo stati benissimo ed ho anche pescato molto.
Nei 30 anni successivi nessuno di noi è più tornato in ferie a Capraia. I miei figli con i loro figli vanno in vacanza all’Elba perché trovano alloggio vicino alle spiagge. Non vengono a Lipari perché, nonostante abbiano l’alloggio gratis, le spese di viaggio incidono pesantemente ed hanno la spiaggia a 3 km. Con i figli si spende in pannolini, giocattoli, gelati, divertimenti, mangiare, escursioni e in tutto ciò che una famiglia di reddito medio si può permettere.
A Capraia non c’è un turismo di massa, ma neanche di famiglie benestanti; hanno puntato sul turismo nautico ed hanno costruito un bel porto. Però è un’isola appena più grande della metà di Lipari ed è abitata da poco più di 400 persone, per cui questa scelta, peraltro obbligata, può soddisfare le loro esigenze economiche.
A Firenze ho conosciuto molte persone che sono state alle Eolie e che ricordano con grande piacere le giornate trascorse alle spiagge bianche. Alla notizia che non ci sono più, hanno espresso dispiacere e al contempo trovato un motivo in più per non tornarci .
Io quando voglio fare un bagno prendo la barca e vado…. dove? A praia vinci o a valle muria! Forse a Gelso, alla spiaggia dell’asino, e per quanti anni ancora? Anche quella spiaggia si sta riducendo di anno in anno. Visto il costo dei carburanti, con un pieno potremmo assicurarci una spiaggia a più portata di mano per quando non potremo più, per vari motivi, scorazzare per mare.
Secondo voi, si può ragionevolmente affermare che, nelle Eolie senza spiagge, il turismo potrebbe avere una caduta verticale? E se così fosse di che cosa vivrebbero gli Eoliani?    
Se andiamo a fare un’analisi appena più attenta, ci accorgiamo che il fenomeno delle spiagge non è poi così secondario. A ulteriore conferma, chiedetevi perché chi fa turismo nautico, generalmente va ad ancorarsi nelle insenature prospicienti le spiagge.
Ringrazio di cuore il mio compagno che mi ha scritto la lettera aperta che ho letto dopo aver stilato la presente. Come puoi vedere non mi faccio spiaggiare facilmente.

Francesco Valastro

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