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venerdì 5 luglio 2013

PROVINCE, SCONTRO IN SICILIA ULTIMA SPIAGGIA DEL DISSENSO

La Corte costituzionale ha fermato l’iter di abolizione delle province italiane. La sentenza della Consulta non giunge inattesa, il governo Monti aveva adottato un decreto per smantellare le circoscrizioni provinciali, tra l’altro, ed era del tutto prevedibile che i giudici costituzionali facessero delle obiezioni.
Le province restano, per ora in vita nella Penisola, ma, stando alle volontà finora espressa da quasi tutti i partiti politici, sulla questione si dovrebbe tornare presto all’interno di una nuova iniziativa sulla spending review. È assai probabile che saranno abolite le consultazioni provinciali e l’elezione dei presidenti delle province, affidando agli eletti nei comuni il potere di eleggere gli organismi circoscrizionali, “dimagriti” nel numero e nelle funzioni.
La sentenza della Consulta non interviene sull’iter finora seguito in Sicilia: l’Assemblea regionale siciliana ha votato una legge che abolisce le province, il governo ha commissariato le amministrazioni provinciali, presto il Parlamento regionale dovrà legiferare sugli assetti futuri delle province, che dovrebbero assumere la denominazione di consorzi di comuni. Cambieranno i confini territoriali, le funzioni e le stesse prerogative, assegnando ai comuni un ruolo primario.
L’intenzione è di decentrare poteri e funzioni dalla Regione ai consorzi ed ai comuni, ed attraverso i comuni, affidarle alle nuove amministrazioni circoscrizionali, abbattendo gli apparati politici. Niente elezioni, di primo grado, dunque, e un taglio agli emolumenti.
Lo stop “nazionale” all’abolizione delle province, tuttavia, assegna nuove responsabilità al ”laboratorio siciliano”, che già sperimenta prima di ogni altro, l’elezione diretta dei sindaci e dei presidenti delle province. Un fallimento, o un inceppamento in Sicilia, avrebbe conseguenze anche sul resto del paese. Chi avversa fieramente l’abolizione vedrà nella Sicilia l’ultima spiaggia per impedirla.

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