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venerdì 3 maggio 2013

QUANTE VITE HA GIANFRANCO MICCICHÉ? SI È PERSO IL CONTO


Tre volte sulla polvere e tre sull’altare? Qualcosa di più, altro che Napoleone Bonaparte. Gianfranco Miccichè non ha conosciuto l’isola d’Elba e non ci sarà per lui alcuna Sant’Elena. Chi ha creduto che dopo le ultime disfatte politiche ed elettorali avesse ormai gettato i remi in barca, accontentandosi di rappresentare la piccola pattuglia di deputati che si rifanno al Grande Sud, si è stropicciato gli occhi incredulo dopo avere letto la lista della squadra di sottosegretari e vice-ministri varata con velocità supersonica da Enrico letta.
C’era il nome di Gianfranco Miccichè, che ritorna sottosegretario alla presidenza del consiglio con l’incarico della Pubblica Amministrazione e Semplificazione, un suo vecchio pallino. “E’ l’occasione per portare a termine il rivoluzionario progetto di cambiamento della macchina amministrativa – ha annunciato in una nota sul suo blog Miccichè – attraverso il passaggio dal sistema delle autorizzazioni a quello del controllo ex post”.
Altro che spacciato, dunque. Miccichè è in campo – per la terza volta nel governo nazionale (è stato viceministro e sottosegretario con Berlusconi) e magari si rimette in corsa per inseguire il vecchio sogno, Palazzo d’Orleans, tornando a duellare con l’ex presidente dell’Ars, Francesco Cascio, che gli ha sbarrato la strada. La candidatura gli è sfuggita di mano alla vigilia per ben due volte: la prima, per volontà del suo padrino politico, Silvio Berlusconi, che nel 2008 ha preferito l’accordo con Raffaele Lombardo per battere il centrosinistra con il Porcellum; la seconda per i veti incrociati in seno al centrodestra e, in specie, per la contrarietà di Francesco Cascio, che ha minacciato tuoni e fulmini.
Sconfitto all’interno del centrodestra, che gli addebita la débacle elettorale alle regionali di ottobre dello scorso anno, ed uscito con le ossa rotte alle politiche di febbraio, dove non è riuscito ad essere eletto, risorge grazie al Cavaliere, che per lui ha sempre avuto un’attenzione particolare, dopo il mitico 61 a zero che lo ha consegnato alla storia delle vicende politiche siciliane.
L’incarico di governo – riforma amministrativa e semplificazione – lo lascia, di fatto, in seconda fila, ma è un terno al lotto per chi esce da disfatte pesanti (il Grande Sud è piccolo piccolo…). Gianfranco mantiene, inoltre, una invidiabile longevità politica, che è una caratteristica pressoché unanime dei politici siciliani di qualunque colore. Non cambiano mestiere mai.
Infine, un dettaglio, che potrebbe non rivelarsi tale. Gianfranco Miccichè lavora sullo stesso terreno di Gianpiero D’Alia che è Ministro della Pubblica Aministrazione. Due siciliani, curiosamente, nello stesso settore. È prevalsa la volontà di Miccichè, occuparsi della sburocratizzazione. Che è una bella sfida. Nella squadra di governo ci sono anche Simona Vicari, Giuseppe Castiglione e Giuseppe Berretta. Ma questa è un’altra storia.

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