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lunedì 11 gennaio 2010

L’ALLARME DELLA CISL POSTE DI MESSINA: C’È GRAVE CARENZA DI PERSONALE

“La situazione “numerica” del personale negli Uffici Postali delle filiali messinesi ha raggiunto i minimi storici. Non possono essere definiti nemmeno di sopravvivenza, ma di premorienza”.
E’ Gisella Schillaci, segretario generale della Cisl Poste di Messina, a reiterare l’allarme sulla situazione difficile degli uffici postali in provincia diMessina. “L’azienda – spiega - sta operando una pesante operazione di pre-pensionamento senza prevedere, nell’immediato, un’adeguata sostituzione del personale. Sono circa 60 i lavoratori andati in pensione nel 2009 solo nel settore Uffici Postali. Sono soprattutto gli operatori allo sportello a essere ridotti e le lamentele dei cittadini o le proteste sono diventate quotidiane”. Gli utenti rischiano di diminuire perché trovano gli uffici chiusi, interminabili file agli sportelli, servizi prima reclamizzati e poi inesistenti.
“Nel 2009 – afferma il segretario dei postali della Cisl - sono state“sospese” le aperture pomeridiane di molti uffici e altri sono aperti a giorni alterni, pur essendo gli unici nei Comuni. Non si è trattato di economizzare le risorse: semplicemente non ci sono più abbastanza sportellisti per aprire tutti gli Uffici. E’ questa la triste verità”. Inoltre, come ha sottolineato nei giorni scorsi il segretario regionale della Cisl Poste Giuseppe Lanzafame per sopperire alle falle, l’azienda impone trasferimento d’ufficio ai lavoratori, a prescindere dalle mansioni: con il rischio spesso lavoratori giovani e inesperti si scoprono con le mansioni dei direttori. Con questa azione si mette a rischio il lavoratore che incorre in mancati adempimenti, con sanzioni anche di natura penale, sconosciuti in quanto non adeguatamente formato.
“In estate – ricorda Gisella Schillaci – abbiamo assistito a un processo di razionalizzazione in “via sperimentale” di ben 17 uffici. Solo che, mentre nei mesi estivi è prevista dalla legge, la “sperimentazione” prosegue a tempo indeterminato come fosse un escamotage per superare l’emergenza della mancanza di personale. Non si esce dall’emergenza se Poste Italiane non decide di effettuare un serio turn-over, sostituendo i lavoratori che vanno
in pensione”.