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martedì 29 ottobre 2013

LA MOZIONE DEI VELENI ALL’ARS: 18 VOTI A FAVORE SU 90, A MENO CHE…

La mozione di sfiducia arriva in Aula per volontà del Movimento 5 Stelle, che vuole conquistarsi sul campo il titolo di partito di opposizione. L’obiettivo è stato raggiunto grazie alle firme di Nello Musumeci con due deputati del suo gruppo, e di Marco Falcone, deputato del Pdl “in libera uscita”. I pentastellati hanno messo le mani avanti, non si aspettano che la loro mozione abbia successo, ma che segnali al presidente della Regione la necessità di voltare pagina. Un obiettivo minimo, che “derubrica” il carattere forte dell’iniziativa. Nessun velleitarismo, dunque, ma la normale dialettica parlamentare, l’esercizio del ruolo dell’opposizione, che si confronta con la maggioranza, anche quando i numeri non stanno dalla sua parte.
Resta, tuttavia, il fatto che la mozione incroci la legge di stabilità a Sala D’Ercole e il Napalm venga usato nel momento in cui ci vogliono i pompieri per spegnere l’incendio a causa di una crisi economica che colpisce il Paese e, in modo tremendo la Sicilia.
La possibilità che la mozione ottenga i 46 voti favorevole necessario alla sua approvazione è inesistente.Dovrebbe ottenere diciotto voti, non uno in più, tanti quanto le firme di coloro che l’hanno presentata. Potrebbe esserci, naturalmente, qualche eccezione. La maggioranza dei “no” è così ampia da consentire qualche audacia.
Se la mozione fosse approvata, è bene ricordarlo, il presidente della Regione dovrebbe dimettersi, e a causa di ciò, l’Assemblea verrebbe sciolta per la terza volta anticipatamente (Cuffaro, Lombardo). Il dibattito sulla mozione surroga, di fatto, l’appuntamento “in agenda”, dedicato alla salute della maggioranza di governo, concordato (e poi disdetto) dal presidente dell’Assemblea, Ardizzone, con il governatore. E’ stato preceduto da una battaglia mediatica senza precedenti, che ha visto Rosario Crocetta l’assoluto protagonista sulla stampa siciliana, nazionale e, internazionale. Il magazine messinese Centonove ha riferito che il governatore sarebbe stato iscritto nel registro degli indagati a causa dell’esposto di un ex funzionario del comune di Gela, notizia subito smentita sia da Crocetta quanto dall’assessore Nicolò Marino. Il presidente della Regione, parlando ai giornalisti americani si è chiesto se l’incidente stradale, di cui è stato vittima con i suoi agenti di scorta, non sia stato organizzato dalla mafia.
Il contesto, insomma, non è sereno. Per tante ragioni: i due principali partiti, il Pdl e il Pd, vivono momenti di tensione per ragioni diverse. Il Pdl è alla vigilia di una scissione, il Pd alla vigilia di un cambio di stagione assai importante.

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