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sabato 14 febbraio 2015

Il messinese Francesco Montenegro oggi diventa cardinale

“Dovremmo metterci tutti in ossequioso silenzio e pensare che questi erano uomini come noi e sono morti in una maniera indegna per un essere umano. Qui ci sono esseri umani che continuano a bussare alle porte perché continuano a chiedere di vivere e un’operazione europea che si limiti soltanto a salvaguardare i confini credo che non otterrà grandi risultati. Occorre fare delle scelte politiche coraggiose che rispettino la gente e che siano in sintonia con le necessità del mondo d’oggi”. Sono le parole di don Franco lunedì scorso, dopo l’ennesima strage di migranti morti nel braccio di mare tra la Sicilia e l’Africa, anzi, questa volta morti beffardamente quando già erano stati soccorsi.
Una contabilità di morti che rinnova il dolore, i sensi di colpa, lo scarico di responsabilità tra Italia e Europa. Don Franco, come lo chiamano tutti a Lampedusa, è mons. Francesco Montenegro, – nato a Messina nel ’46 – arcivescovo di Agrigento, e oggi, consegnandogli la berretta cardinalizia papa Francesco ha voluto sia premiare il suo impegno personale, che tenere desta l’attenzione sulla situazione degli immigrati. E’ una indicazione di priorità per la Chiesa italiana, e non solo. Indicazione chiara nel primo viaggio del pontificato, nel luglio 2013 a Lampedusa, e confermata anche dal secondo italiano che riceve la porpora oggi, nel secondo concistoro di papa Bergoglio: Edoardo Menichelli, vescovo di Ancona, che, in una bella intervista al Sir si racconta come pastore per i poveri che da ragazzo, rimasto orfano, ha fatto anche il pastore delle pecore a quattro zampe. Montenegro e Menichelli saranno elettori in un eventuale conclave, ma tra le berrette “italiane” ci sarà oggi anche quella a mons. Luigi De Magistris, tra i pochi curiali a non ottenere la porpora a conclusione del suo servizio come pro penitenziere maggiore. Mons. Franco Montenegro è prete dal 1969, subito parroco in periferia.
Dal 1988 e’ stato anche delegato della Caritas di Messina e delegato regionale e nazionale della Caritas. Intanto insegnava religione e faceva il padre spirituale del seminario minore di Messina. Dal 2003 al 2008 è stato presidente della Caritas italiana. Nella Cei, dal 2013 è presidente della Commissione per le migrazioni, e della Fondazione Migrantes.

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