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sabato 7 luglio 2012

Il “Centro Studi eoliano” presenta la raccolta di scritti di Curzio Malaparte curata dallo storico eoliano Giuseppe La Greca.


“Sbarcai anch’io, come l’eroe dell’Odissea, sulla nera riva di Marina Corta, quasi sugli scalini della chiesa del Purgatorio, costruita su uno scoglio alla estremità del piccolo molo, ai piedi dell’alta rupe a picco della rocca d’Eolo”. Curzio Malaparte trascorre al confino di Lipari circa sette mesi dal 30 novembre 1933 fino alla fine di giugno del 1934. Mesi in cui lo scrittore, privato della libertà, impara a osservare la natura delle isole Eolie e scrive. Non un diario del suo soggiorno ma prose, poesie, racconti, lettere ai familiari che Giuseppe La Greca raccoglie nel volume “Curzio Malaparte alle isole Eolie. Vita al confino, amori e opere” edito dal Centro Studi e Ricerche di Storia e Problemi Eoliani.

Malaparte viene arrestato il 7 ottobre 1933 e condotto nel carcere romano di Regina Coeli con l’accusa di “attività antifascista all’estero”. Accusa poi trasformata in “calunnia e diffamazione di un ministro in carica”, poiché il giornalista pratese aveva attaccato Italo Balbo in due lettere indirizzate al direttore del Corriere Padano. Il tribunale lo condannerà, nel novembre dello stesso anno, al massimo della pena: 5 anni di confino a Lipari. La condanna sarà poi ridotta di molto. In soccorso di Malaparte, interverranno Galeazzo Ciano e lo stesso Mussolini che accetterà lo spostamento dell’intellettuale da Lipari, per motivi di salute, dopo pochi mesi. Malaparte sarà, quindi, trasferito prima a Ischia e nell’ottobre del 1934 nella sua amata Toscana, a Forte dei Marmi.  Il proscioglimento totale arriverà nel giugno del 1935.

Curzio Malaparte approda a Lipari accompagnato da due agenti in borghese e dalla madre. La sua residenza sarà una casa affacciata sul porto di Marina Corta, lungo la salita San Giuseppe.
La costrizione forzata è per lo scrittore inizialmente intollerabile. “Troppo mare, troppo cielo, per un’isola così piccola e per uno spirito così inquieto”, scrive Malaparte al fratello Sandro nel gennaio del 1934. L’intellettuale non riesce ad accettare l’idea di risiedere su un’isola così lontana dal proprio mondo, privato della libertà di vita e di pensiero, senza possibilità di contatti e confronti.
Lentamente, però, il vivere a Lipari diventa per Malaparte l’occasione per osservare la classicità greca dell’isola e per apprezzare la gente isolana: “A parte la solitudine e la naturale malinconia, dovuta alla stagione, al mare, all’eterno vento eolio e al ricordo del tempo passato, io sto sereno e non mi sono mai sentito così in armonia con me stesso.” Lo scrittore impara ad ammirare i tramonti da Chiesa Vecchia, la baia di Marina Corta, il rumore delle onde e i panorami che può vedere durante le passeggiate per l’isola. “I giorni si allungavano, i tramonti s’erano fatti rosei e trasparenti, una brezza verde trascorreva sul mare, i primi mandorli in fiore s’alzavano come nuvole dal ciglio delle colline”.
A Lipari, l’intellettuale prova a capire cosa significa isola. Malaparte, grande ammiratore dell’Inghilterra e degli inglesi, racconta nell’opera “L’inglese in Paradiso” come la permanenza a Lipari gli abbia permesso di conoscere e penetrare la natura degli isolani: “Seduto sulla riva deserta, in mezzo a tre vulcani incoronati di fumo e di fiamme, io ringrazio Dio di aver fatto di me, da quel perfetto continentale che ero, un uomo assai più insulare, cioè assai più libero, di qualunque inglese”.

Nei mesi di confino a Lipari, Malaparte continua, comunque, a soffrire la solitudine che neanche le visite di Flaminia riescono a mitigare. Sull’isola, il suo “solo e incomparabile amico” è Febo, un cane che lo scrittore salva dalla vita randagia e che poi lascerà l’isola con lui.  A Febo, Malaparte dedica diverse pagine e il cane sembra essere l’unico in grado di comprendere il difficile momento che attraversa. “Se io non fossi un uomo, e non fossi quell’uomo che sono io, vorrei essere un cane, per assomigliare a Febo. Vorrei essere un cane come lui.”

Difficile è per lo scrittore svolgere durante il confino la sua attività di giornalista. La posizione assunta dal regime lo condanna anche all’isolamento intellettuale. Soltanto l’intervento di Aldo Borelli, direttore del Corriere della Sera e legato da amicizia alla famiglia Malaparte, consentirà la pubblicazione di alcuni elzeviri anche se a firma “Candido”. 

Dopo il 1934 Malaparte non tornerà più sull’isola. Lipari la saluterà da lontano solo vent’anni dopo, durante un viaggio in nave da Napoli verso la Grecia.

Il libro “Curzio Malaparte alle isole Eolie. Vita al confino, amori e opere”, con Presentazione di Piergaetano Marchetti e con Prefazione di Gian Antonio Stella, è già disponibile in molte librerie italiane. Il volume sarà presentato a Lipari e nelle altre isole nel corso della manifestazione “Un mare di cinema” e durante i “Pomeriggi Culturali” del Centro Studi nei mesi di luglio e agosto.

Lipari, 7 luglio 2012

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