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lunedì 11 febbraio 2013

L’ESITO DEL VOTO? NELLE MANI DI AMBROSOLI E CROCETTA

(essepì) Adrenalina, gag e fucilate a pallettoni. Silvio Berlusconi, abituato ai cucù in tempo di pace, si trova nel suo liquido amniotico. E’ una campagna elettorale surreale: fra i lustrini del cabaret berlusconiano, irrompe il suicidio di un operaio disoccupato siciliano che teneva la Costituzione in tasca, come la bibbia del diritto al lavoro.
Surreale, proprio così: le bugie dei giocolieri sono mitizzate, gli imbrogli palesi apprezzati, le stupidaggini dibattute da dotti politicanti, le mistificazioni applaudite, i coup de tèatre inneggiati, la cafonaggine e la malafede tollerate. Si può promettere, proporre, raccontare frottole e cazzate grandi quanto una casa senza che alcuno abbia a dolersene, arrossire, vergognarsi.
Antonio Razzi e Domenico Scilipoti, candidati del Pdl rispettivamente in Abruzzo e Calabria, arringano gli elettori senza danni. Silvio Berlusconi indossa l’abito dell’oppositore senza se e senza ma dopo avere governato dieci anni e le sue esternazioni – contro tutto e contro tutti – trovano ascolto e considerazione. Roberto Maroni disegna impunemente la macroregione del Nord – Lombardia, Piemonte e Veneto – e promette la moneta lombarda e la “trattenuta” del 75 per cento delle tasse a casa propria senza che alcuno gli chieda conto e ragione delle sue macroscopiche balle, grandi quanto i ministeri situati a Monza da Calderoli per tre giorni, nelle sedi in cui si ospitavano cerimonie nuziali a pagamento.
La Lega Nord è riuscita ad allearsi con movimenti e partitini del Sud, siciliani tra l’altro: anche le regioni meridionali, parola di Maroni, avrebbero accettato la sfida di far da sé. Già, chi fa da sé fa per tre. Con un governo padano, uguale a quello che abbiamo avuto negli ultimi quattro anni?
Raffaele Lombardo racconta che gli hanno sbattuto la porta in faccia e che gli autonomisti sicilianisarebbero scomparsi se non fosse salito sul treno del centrodestra, alleandosi con i leghisti.Può essere, ma crede davvero di salvare l’autonomismo siciliano insieme a Gianfranco Miccichè, affidandone la cura ai buoni uffici della Lega Nord?
La Sicilia è rappresentata in modo discreto da Angelino Alfano nel centrodestra: adottata da Berlusconi come fosse un cucciolo da accarezzare in pubblico di tanto in tanto. Ne guadagna in credito Michela Brambilla, che ai cuccioli ha dedicato le sue attenzioni, ma non Angelino Alfano, né i siciliani.
L’Isola interpretata dal Cavaliere non c’è. Berlusconi ha detto che l’85 per cento dei candidati grillini viene dall’estrema sinistra e dai centri sociali. Fosse vero, la Sicilia di ottobre dello scorso anno, dando a M5S una messe di suffragi strepitosa, sarebbe diventata la patria della sinistra europea. Una metamorfosi,  rispetto al 61 a zero berlusconiano di diciotto anni or sono, da fare impallidire l’umanissimo Monti elettorale, irriconoscibile,  con il fardello di battute velenose da distribuire qua e là per ubbidire al suo esigente guru americano.
Crozza ha fatto i conti: la carezza a Mussolini vale un punto percentuale, Balotelli due punti, il rimborso cash dell’Imu un punto e mezzo, il condono edilizio mezzo punto, il condono fiscale due punti, i 4 milioni di posti di lavoro due punti, il taglio dell’Irap mezzo punto, il raffreddamento dell’Iva un altro mezzo punto.
Al calcolo di Crozza aggiungiamo l’ospitata a Servizio Pubblico con Santoro, che vale due punti, al netto della sedia di Travaglio ripulita prima dell’uso. Poi c’è Angelino Alfano, che in Sicilia costituirebbe un valore aggiunto di un altro punto. Sono tredici punti che spiegano l’ascesa del Pdl dall’abisso al 19 per cento, facendosi largo fra tre sinistre, quattro centri e due destre.
Ma tutto questo, Porcellum vigente, non significa un fico secco, perché al Senato bisogna vincere ovunque per conquistare la maggioranza. La Lombardia, che fa il pieno di senatori – 27 a chi vince –  detterà legge con la complicità della Sicilia, che con i suoi undici senatori in palio potrebbe rovinare la festa a chiunque. Se la chiave del successo del centrosinistra a Milano è Ambrosoli, a Palermo è Crocetta. Nessuno dei due è direttamente impegnato nelle consultazioni per il rinnovo del Parlamento, ma sono loro a tirare la carretta in Lombardia e Sicilia.
Bersani smacchierà pure il giaguaro, Berlusconi potrà far nascere l’albero del macedonia, ma saranno Ambrosoli e Crocetta, a fare la differenza.

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