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venerdì 22 marzo 2013

“SICILIA SENZA FORESTE, CHE FANNO I FORESTALI?”

Resteranno in vita senza esserci. Non è un enigma. Dopo averli tenuti sul libro paga per mezzo secolo, facendone una delle bandiere della Regione, ci si è accorti che la Sicilia non ha foreste e, quindi, non sa che farsene dei forestali. L’Isola possiede boschi, semmai avrebbe dovuto servirsi di boscaioli,ma è andata com’è andata e non è il caso di fasciarsi la testa. “Se chiediamo soldi per pagare i forestali all’Europa, osserva l’assessore alle risorse agricole – Dario Cartabellotta – ci mandano al diavolo. Sanno che non abbiamo foreste e si fanno una gran risata”.
Veramente ci sono anche quattrocento trattoristi senza trattori al servizio della Regione, ma questa è un’altra storia, non si può avere tutta dalla vita. Una pena al giorno.
La rivoluzione qui significa cambiare nome a una categoria di lavoratori che ha segnato il cammino delle risorse pubbliche e fatto parlare di sé, insieme ai precari, come il comparto più esposto alla spesa assistenziale.
“Non sarà più così”, assicura Cartabelllotta che è un funzionario regionale ed un esperto del settore prima che un componente della giunta di governo. E dal tono che adopera, c’è da credergli. E’ come se avesse giurato sulla bibbia davanti ad un folto gruppo di giornalisti che è venuto ad ascoltarlo a Palazzo d’Orleans in una conferenza stampa.
I siciliani si sentiranno spaesati senza i forestali al centro delle cronache, ma Cartabellotta si sentirà invece sollevato, perché dal giorno in cui i forestali non saranno più tali e verranno adibiti a tutto ciò che serve, immettendoli nel ciclo produttivo (manutenzione, vigilanza, demanio di eccellenza…) con finanziamenti europei e progetti di sviluppo, dando loro compiti nuovi di pubblica utilità, invece che l’esercito degli assistiti saranno la spina dorsale del comparto economico più “speranzoso” dell’Isola.
Cartabellotta ha progetti, idee e proposte legislative che potrebbero fare compiere un salto di qualità all’agricoltura siciliana: dal turismo ambientale al turismo terapeutico, dall’enogastronomia all’agroturismo e all’uso del demanio di eccellenza. “Ci sono 200 mila ettari di demanio da mettere nel sistema”, ricorda.“Abbiamo  insediato 1500 giovani nel settore agricolo e vogliamo che sia la campagna, il loro futuro… Non è un un comparto residuale, ma trainante, lo dimostreremo con i fatti. C’è da investire sull’agricoltura sociale, terapeutica, turistica…Non sono idee buttate giù alla meglio, ma provvedimenti di governo, proposte legislative, fatti insomma”.
Passare dall’assistenzialismo significa legare alla produttività le forze lavoro, un salto politico e culturale molto forte. Ma Cartabellotta confida nella volontà del suo governo e del suo Presidente, che  quando c’è da mettere sottosopra le cose è un maestro. “Ci siamo mesi in testa di riordinare il sistema”, dice Cartabellotta. “E di proteggere e sviluppare le nostre produzioni. Perfino Papa Francesco sa che in Sicilia si mangia…divinamente”.
Sulla tutela dei prodotti siciliani l’assessore ha idee precise, anche queste del tutto originali. “Non basta il marchio del made in Sicily, abbiamo subito e subiamo truffe quotidiane, i nostri produttori vengono bypassati e si perpetrano imbrogli colossali. Vengono immessi nel mercato prodotti con il marchio “made in Sicily”, che invece arrivano dall’altra parte del mondo . Non possiamo starcene a guardare, alcuni produttori, come Maurizio Ciaculli, denunciano le truffe, e noi stiamo dalla loro parte. Naturalmente  Ciaculli non sa che farsene della solidarietà, gli serve qualcosa di più concreto. Credo che si debba pretendere il “Born in Sicily”, un marchio doc certificato e controllabile. E chi non lo usa, deve restare fuori da qualunque tipo di rapporto o assistenza della Regione…

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