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sabato 22 gennaio 2011

LIPARI & MEGAPORTO…..ED ALTRO (di Aldo Natoli)

L’articolo pubblicato a firma del Dott. Eduardo Bongiorno, mi spinge a tornare sul sempre più attuale problema. Caro amico, sono pienamente d'accordo che tutte le opinioni vanno rispettate e servono a riflettere per conoscere meglio quella propria. Ma il problema non è quello di fare la conta dei “si” e dei “no”, perché nessuno per principio è contro la portualità che, come tu ben affermi è necessaria per uno sviluppo turistico, e mi permetto aggiungere, sociale, dell’intero Arcipelago Eoliano. Ma tutti chiediamo la realizzazione di strutture portuali a misura d’isola. Mi permetto pertanto suggerirti di esaminare con attenzione il progetto anzichè giudicare sul "mi ha detto il progettista". Dalla tua analisi e conclusione, che si concretizza con “il fine giustifica il mezzo” , ritengo che manchi una riflessione che a dire il vero da un cultore delle tradizioni eoliane mi sarei aspettato: il rispetto dell'ambiente e del territorio, in particolare delle due marine. Tu ritieni che trasformare Lipari in Teneriffe, sacrificare una parte di territorio, sia un’operazione di poco conto dinanzi ad una quantità di denaro che questa trasformazione farebbe giungere nelle tasche degli abitanti di tutte le sette isole. Ma mi domando che senso ha tutto il tuo apprezzabile e lodevole lavoro di ricerca e di conservazione di un patrimonio inestimabile di attrezzi ed arredi che attiene alla vita umile della popolazione dell’isola ed alle sue secolari tradizioni, se poi sei convinto che il territorio si può sfruttare e trasformare a proprio piacimento, purchè produca ricchezza. E poco importa se per pochi. La differenza che esiste tra le Isole Eolie e altre località che “dal niente si sono inventate tutto”, che comunque restano località senza anima, senza identità è proprio in questo. Noi abbiamo un patrimonio storico e naturalistico unico al Mondo che se opportunamente conservato e valorizzato ci consente di essere ricchi. Non credi che mano attenta ed illuminata possa: 1) realizzare un porto commerciale sicuro che consenta anche l’attracco a navi da crociera del tipo Club Med, perché l’attracco di questa stazza di navi prevede il progetto? 2) , un porto turistico che consenta da Bagnamare a Pignataro l’attracco a 540 natanti (idea Prof. Cicala), senza cementificare tutta Marina Lunga e Marina Corta (con l’attuale situazione trovano ormeggio circa 300 natanti), senza bendare le case di Marina Lunga con un muro che raggiunge mt. 3,50, perché questo prevede il progetto? 3) non creare attività commerciali di vario tipo, perché questo prevede il progetto, che non hanno alcuna giuridica attinenza con la diretta fruizione del mare, e che rappresentano un evidente carico urbanistico? Dietro la progettazione portuale si cela un massiccio insediamento urbanistico che sconvolgerà il territorio, così come con molta acutezza ha rilevato l’Avv.to Salvatore Leone nel commento pubblicato, per creare un grande business, attingendo, tra l’altro, a finanziamenti europei per la sua realizzazione. Così facendo, caro amico, si impoverisce l’economia dell’isola per favorire il sorgere di una nuova economia a vantaggio di una società privata. Questo è l’aspetto che bisogna maggiormente attenzionare. Per costruire il tuo albergo ti è stata chiesta la redazione di un business plan. Guarda bene tra le carte se esiste questo importante documento e, se non lo trovi, domandati il perché. Cerca lo skyline che consente di sovrapporre l’opera con l’abitato di Marina Lunga dal mare, e se non lo trovi domandati: perché? Domandati anche perché a tanti imprenditori eoliani, che proponevano insediamenti turistici e commerciali all’interno dei 150 mt. dal mare (vincolo F4), non è stato consentito di accedere al Patto Territoriale delle Isole Eolie, mentre a Condotte d’Acqua dovremmo consentire di realizzare all’interno di questo vincolo svariate migliaia di volumi per opere che non sono a diretta fruizione del mare ma a diretta fruizione di quanti sbarcano nella struttura portuale.


Vedi caro amico, i villeggianti e gli abitanti di Panarea con la loro protesta hanno ottenuto che sull’isola non venisse realizzata alcuna illuminazione sulle pubbliche strade e palificazione per non alterare la suggestione che Panarea sprigiona nelle ore serali e notturne. Quindi è possibile realizzare opere “indispensabili per un salto di qualità del turismo delle nostre isole” che siano compatibili con il territorio, l’ambiente e l’originalità locale. Occorre, quindi, valutare bene l’ambiente isolano e le esperienze storiche della nostra architettura per conservare e progettare tutto nella giusta dimensione, alla luce delle nuove esigenze e della cangiante realtà di vita, ed in relazione dell’avvenire turistico del nostro arcipelago. Bisogna immedesimarsi nelle condizioni di uomini che vivono nel Terzo millennio, sceverando tutti gli errori in cui gli uomini della nostra epoca sono incorsi e salvando della nostra epoca tutto il meglio che essa ha segnato. Solo con questa prerogativa mentale è possibile l’esplorazione e quindi l’intervento in questo delicatissimo territorio e tessuto urbano, tanto prezioso quanto unico.

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