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mercoledì 29 settembre 2010

L'Ars dà fiducia a Lombardo e al governo di tecnici. Giulia Adamo plaude alla sfida del governatore. Pdl e gli scissionisti del Pid confermano dura opposizione

E ora le riforme. L'Ars, a conclusione di un dibattito fiume, ha approvato, con 47 voti a favore e un solo astenuto, il documento a firma dei capigruppo e degli altri deputati della maggioranza (Giulia Adamo del Pdl-Sicilia, Antonello Cracolici del Pd, Francesco Musotto del Mpa, Giovanni Ardizzone dell'Udc, Mario Bonomo dell'Api e Cataldo Fiorenza del gruppo misto) con cui si esprime un giudizio positivo sul programma e sul nuovo governo presieduto da Raffaele Lombardo. Al momento della votazione sono usciti dall'aula i 26 deputati dell'opposizione che avevano preso parte al dibattito sulle dichiarazioni programmatiche ed avevano presentato un loro ordine del giorno fortemente critico. L'ordine del giorno dell'opposizione, sottoscritto dall'on Rudy Maira e dagli altri sette deputati del neo costituito Pid (Popolari per l'Italia di domani), dall'on. Innocenzo Leontini e da alcuni deputati del Pdl, dai quattro deputati vicini al sottosegretario Gianfranco Micciché e dall'on. Cateno De Luca del gruppo misto. Su 68 votanti ha ottenuto 26 voti a favore e 42 contrari. Con il documento bocciato si accusava Lombardo di aver costituito una giunta di tecnici perché, così, gli è stato possibile, "senza tanti sotterfugi, portare al governo della regione il Pd sconfitto alle elezioni dai siciliani".


Prima che si procedesse alla votazione, a conclusione del suo intervento di replica, il presidente della Regione Lombardo aveva resa nota la composizione del suo quarto esecutivo, comprese le deleghe affidate a ciascuno degli assessori. Il segretario regionale del Pd Giuseppe Lupo, a quanti dell'opposizione, compreso l'ex assessore all'Agricoltura Titti Bufardeci, intervenuto a nome del suo nuovo gruppo e di quanti si riconoscono nelle posizioni del sottosegretario Gianfranco Micciché, avevano parlato di ribaltone, aveva replicato: «In Sicilia il Pdl si è auto ribaltato, spaccandosi in quattro pezzi, il vero ribaltonista è Berlusconi, che ha vinto le elezioni con i voti dei siciliani e li usati contro la Sicilia per favorire il Nord di Bossi. Il centrodestra lascia, dopo dieci anni di malgoverno, una Sicilia in ginocchio. Lavoreremo per rispondere alle emergenze economiche e sociali e per preparare giorni migliori per la nostra Regione. Ci assumeremo la responsabilità di valutare e sostenere le scelte della nuova giunta tecnica, che riteniamo adeguata per attuare il programma di governo, esercitando un'attenta azione di vigilanza e controllo senza deleghe in bianco». "La manifestazione che si svolgerà il prossimo 4 ottobre, nel teatro Politeama di Palermo, con il segretario del Partito democratico nazionale Pierluigi Bersani - ha detto ancora Lupo - sarà un'occasione importante per le scelte politiche del Pd siciliano».
Non tutti, infatti, all'interno del Pd sono d'accordo sulla scelta di sostenere Lombardo. "Siamo al definitivo ribaltamento – aveva dichiarato poco prima, a margine Bernardo Mattarella, vicino a Rosi Bindi – della linea politica di opposizione per la quale Lupo aveva chiesto, ed ottenuto, il mio decisivo sostegno al congresso regionale del Pd». Critico anche Giovanni Barbagallo, vicino al senatore Enzo Bianco.
Ma ha replicato lo stesso capogruppo del Pd Antonello Cracolici: «Stiamo scrivendo una pagina nuova nella storia della Sicilia, una pagina complessa e affascinante, che potrà dare una scossa alla nostra isola. Il centrodestra aveva costruito un sistema che ruotava attorno a centri di potere come l'Arra, da dove passavano affari e clientele: quel sistema lo abbiamo colpito al cuore. Poi ci sono stati altri passaggi importanti, dalla riforma della Sanità a quella del sistema dei rifiuti e dell'acqua: se il centrodestra è crollato, non è stato per tradimenti personali o ribaltoni, ma perché è franato il loro meccanismo di gestione del potere. Questa sfida, che può portare anche a nuove alleanze in vista delle prossime competizioni elettorali - ha concluso - la affrontiamo in nome di una parola: autonomia». Una parola che oggi in Sicilia significa innanzitutto "conflitto" contro un governo nazionale che pensa solo al Nord e che ha messo in piedi un perenne ricatto e un baratto a scapito dei siciliani».
Per Francesco Musotto, quella di Lombardo è "una scelta coraggiosa, non semplice - ha detto - da comprendere. Diamo la nostra adesione convinta. Il presidente Lombardo è stato eletto con un grande consenso, ma si dimentica che il governo Lombardo sorge dopo un'interruzione traumatica. Abbiamo voltato pagina».
Per il finiano Livio Marrocco, quello varato da Lombardo è "un governo di alto profilo tecnico, con cui ci misureremo giorno per giorno".
Dall'opposizione nessun credito: da Roberto Corona del Pdl ("Lombardo è un uomo solo che promette e non mantiene"), a Marianna Caronia (Pid), Salvo Pogliese, Salvino Caputo (Pdl), Marco Falcone (Pdl), Santi Formica (Pdl), Fabio Mancuso (Pdl), Totò Cordato (Pid), Nino Beninati, Giuseppe Buzzanca, Pippo Gianni, Giuseppe Limoli e Antonino D'Asero e Vincenzo Vinciullo, che ha però concluso invitando il presidente a portare in aula le riforme.
A favore del governo gli onorevoli Giovanni Ardizzone, Mario Bonomo, Carmelo Incardona (seppure con qualche riserva circa il Pd), Giulia Adamo e Franco Rinaldi. Con una dichiarazione alla stampa hanno dichiarato di accettare la sfida di Lombardo e di "valutare le proposte legislative che arriveranno dal suo governo, senza pregiudizi, ma senza accondiscendenza a priori", anche i tre deputati Agostino Catalano Raffaele Nicotra e Azio Marinese, vicini a Dore Misuraca.