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martedì 15 settembre 2009

Pensierino della sera sull'informazione locale (di Lino Natoli)

(Lino Natoli)E' in corso un interessante dibattito sull'informazione locale. La questione che si pone è la seguente: c'era più informazione ieri, quando funzionavano due televisioni (una e mezza, per la verità), oppure c'è più informazione oggi grazie a una televisione (mezza, per la verità) e ad almeno tre giornali online?
Se posso dire la mia, non credo che la quantità d'informazione sia diversa. Oggi, a differenza di ieri, non c'è più informazione, c'è più opinione. Nel senso che se ieri le televisioni locali, e qualche giornale, concentravano tutta l'informazione e la formazione dell'opinione in poche mani, oggi, proprio grazie ai giornali online, ciascuno può dire quello che vuole, scriverlo e vederlo pubblicato senza passare attraverso la redazione di un giornale o di una televisione.
La vera novità è proprio questa: chiunque può prendere carta e penna e scrivere di questo o di quello rendendolo pubblico. Magari poi Giansanto userà la bacchetta perché qualcuno scrive “stà”, “dì'”, “dà” con l'accento pur non essendo verbi declinati all'imperativo. Un ex amministratore, ansioso di vedere le lauree altrui, scriverà tantè anziché tant'è (esibisca la licenza media per favore. Anzi, esibiamo tutti la licenza elementare. Non si sa mai). Ma è poca cosa rispetto alla novità del fenomeno.
I primi a lamentarsi per questo nuovo fermento sono gli attuali amministratori, coloro che detengono una qualche forma di potere. “Disinformazione!” E' il grido di dolore. Tuttavia ciò che brucia non è la denuncia dei fatti: se un gatto è nero, c'è poco da fare, è nero. Se alle prime piogge le fogne esplodono c'è poco da disinformare, la testimonianza del fatto è palese alla vista e all'odorato, e si potrebbe continuare con tanti altri argomenti. Ciò che ossessiona, dicevo, è invece proprio la formazione e l'esibizione di molteplici opinioni che si riversano sui diversi siti.
L'angoscia nasce dal fatto che l'opinione è la base su cui si costruisce il consenso, e se il potere perde il consenso dapprima diventa odioso, poi ridicolo. La mia opinione, ovviamente opinabile, è che siamo ormai alla fase due.
Chi amministra deve farsene una ragione: tra il popolo c'è chi opina. Se poi le opinioni in larga misura sono cattive, allora, anziché irritarsi, convocare gli opinanti, minacciare il ricorso nelle sedi del giudizio universale, sarebbe meglio capire cosa non va, perché non va, cominciare a fare qualcosa perché le cose vadano meglio e finirla con la storia dei complotti. Ciascuno ha diritto alla propria opinione, siccome ha pure la possibilità di esibirla, lo fa.
Del resto non sono rare le opinioni favorevoli all'attuale amministrazione. Sono solo un po' confuse, talvolta contorte, talvolta irate, oppure timide, impacciate. Verrebbe da dire che persino l'amministrazione non ha una chiara opinione di sé. Ma anche questa è un'opinione, pronta per essere smentita dall'incontrovertibilità dei fatti. Oggi si è dimesso Giovanni Maggiore, e questo è un fatto. La considero una perdita per tutti. Posso assicurare che si tratta di un'opinione condivisa.