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giovedì 25 luglio 2013

PASSO INDIETRO DEI “FALCHI”, LUMIA E CRISAFULLI, E TUTTO S’AGGIUSTA

C’è un piano B, una exit strategy. Né Rosario Crocetta, né il Pd, nazionale non solo siciliano, possono permettersi una battaglia all’ultimo sangue ed un divorzio traumatico alla vigilia del congresso e, probabilmente, del ritorno alle urne a conclusione della fase di larghe intese.
Il Megafono senza il Pd non è niente, il Pd senza Crocetta, in Sicilia, rischia di passare a percentuali con una sola cifra. E questo lo sanno tutti i protagonisti del braccio di ferro, coloro che fanno la voce grossa e quanti, invece, mantengono in piedi il ponte per tornare indietro, ove necessario. Si tratta, semmai, di emarginare i falchi, che finora hanno recitato un ruolo di prima piano sia nel Megafono quanto nel Partito democratico.
Falchi a ragion veduta, beninteso. Il Megafono mantiene una forza d’interdizione notevole e permette ruoli di primo piano che il Pd non consente: una cosa è intripparsi nel partito, sgomitare fra correnti, azzuffarsi all’interno di un apparato con il pelo sullo stomaco, ed un’altra avere mani libere, “governare” senza dovere confrontarsi con alcuno.
Rosario Crocetta potrebbe sopravvivere alla “derubricazione” del Megafono, da quasi-partito ad Associazione di rivoluzionari, una specie di “guardia nazionale” del centrosinistra che interviene in casi di necessità, altri, invece, scomparirebbero, verrebbero emarginati e lasciati fuori dalle stanze dei bottoni.
Nel Pd le correnti si sono messe sotto i piedi le norme dello statuto mille volte – basti pensare a quel che è successo nell’ultimo quadriennio con il Pd impegnato nella maggioranza anti-centrodestra – ed hanno rinnegato sistematicamente tutte le decisioni assunte dagli organi di partito. L’ortodossia statutaria è doventata, da qualche mese, un’arma di guerra, serve alla vigilia del congresso. Ci sta, secondo le consetuedini, ma non in un contesto così segnato dalle inchieste giudiziarie.
I falchi, in queta fase, sono Vladimiro Crisafulli, promotore del “processo” ai detentori della doppia tessera, e Beppe Lumia, senatore eletto grazie al Megafono, ed autorevolissimo leader del Movimento di Crocetta. Crisafulli e Lumia se le sono date di santa ragione già da tempo, anche quando il megafono non esisteva.
Altra circostanza utile per indovinare le prossime mosse dei protagonisti, è la permanenza di un Movimento “a latere” nel Pd. Prima che si affacciasse il Megafono di Crocetta, il confronto, aspro, causa di molte tensioni, si è svolto per i Cantieri di Rita Borsellino e il Partito democratico. Gli iscritti ed i dirigenti del Movimento di Rita Borsellino eletta nelle liste del Pd, non hanno mai voluto aderire al partito democratico, eppure hanno pedantemente determinato e avversato, a seconda del caso, gli indirizzi decisi dagli organismi statutari del Pd. 
Insomma, il Pd è stato sempre ostaggio del suo alleato-competitor esterno. Ciò significa che il problema non è tanto Rita Borsellino o Rosario Crocetta, quanto il Partito democratico. Il Movimento “esterno” al Pd è stato funzionale alle strategie del gruppo dirigente. Questa volta, però, le cose potrebbero avere uno sbocco diverso. Crocetta vuole contare, Megafono o Pd, e non si farà scippare il suo potente strumento di contrattazione, cioè il Megafono.
Il piano B? Un passo indietro dei “falchi”, la partecipazione dei megafonisti al congresso “aperto”, ed alle primarie “aperte”, come vuole ormai una larga parte dei democratici, da Renzi a D’Alema.

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