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giovedì 22 aprile 2010

Stromboli. La Chiesa di San Bartolo chiusa da quattro anni tra l'indifferenza generale (di Dario Famularo)

(Dario Famularo) Da abitante dell’isola di Stromboli, mi preme far conoscere a tutti gli Eoliani e non , la vicenda relativa alla chiusura della chiesa di San Bartolo nella frazione di Piscità.
Circa quattro anni fa, a seguito di un evento sismico, la struttura dell’antica chiesa, ha subito dei lievi danni al cornicione (tra l’altro demolito per ragioni di sicurezza). Tengo a precisare che a mio avviso più che dal sisma i danni all’elemento decorativo sono stati apportati da fenomeni di ossidazione che hanno interessato il ferro al suo interno. Si è provveduto pertanto far chiudere il luogo di Culto, in attesa che venissero reperiti i fondi per riparare i danni.
In tutto questo tempo, il silenzio e l’indifferenza totale, si sono abbattuti sulla Chiesa di San Bartolo e le sacre porte così care alla popolazione strombolana, continuano a restare chiuse e le campane che ogni domenica chiamavano a raccolta i fedeli continuano a restare mute.
Ritengo che questa situazione sia davvero vergognosa, perché in tutti questi anni, sull’isola non è arrivato nessun tecnico per far sopralluoghi, ne per conto del Comune di Lipari, ne per Conto della Soprintendenza beni Culturali, ne da parte dell’Arcidiocesi di Messina Lipari e Santa Lucia del Mela, ne tanto meno si sono stati posti in essere interventi di riparazione.
Eppure la chiesa di San Bartolo, con la sua architettura semplice, ha attirato negli anni l’attenzione dei tanti turisti ed artisti che l’hanno immortalata nelle loro opere e nei loro cuori, ritagliandosi così un posto di rilievo nel panorama dei beni culturali delle Eolie e della Sicilia.
Ma la cosa che ancor più mi indigna, è vedere la gente di Piscità privata del proprio luogo di culto e di preghiera, costretta a compiere salti mortali per partecipare alla messa domenicale nella chiesa di San Vincenzo o addirittura privarsi del pane Eucaristico. Molti infatti sono gli anziani che non potendo compiere lunghi tratti di strada a piedi, non prendono parte alle funzioni.
Mi vergogno nel vedere i fedeli, inginocchiarsi in segno di devozione davanti al cancello chiuso del sagrato e vedere scendere sui loro volti le lacrime, per non potere esprimere nel Tempio la loro gratitudine per i tanti scampati pericoli ( e per chi vive su un vulcano sono davvero molti).
Chiedo pertanto a tutti coloro che hanno responsabilità, di volersi VERAMENTE IMPEGNARE AFFINCHE LE PORTE SI APRANO E LE CAMPANE POSSANO TORNARE A SUONARE… ricordatevi che UCCIDERE LA FEDE E LA CULTURA DI UN POPOLO ( PER QUANTO PICCOLO POSSA ESSERE) COSTITUISCE UN ABOMINIO VERSO GLI UOMINI E VERSO DIO…
Un saluto a tutti i lettori
Dario Famularo