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mercoledì 21 novembre 2012

Ancora sul corteo degli studenti (di Michele Giacomantonio)

Riceviamo e pubblichiamo:
Ho avuto la ventura di assistere al corteo degli studenti di Lipari e ci ho riflettuto sopra ventiquattrore. Lo confesso sono un reduce del 68 ( se qualcuno sa ancora che cosa significhi visto che parlo di un evento del secolo scorso) e quindi i cortei e le manifestazioni non solo mi interessano ma anche mi coinvolgono. Dirò di più, che malgrado ormai abbia decisamente superato i settant’anni, continuo a provare una istintiva simpatia per chi scende in piazza a manifestare piuttosto che rimanere alle finestre a guardare. Eppure in questo corteo c’era qualcosa che non mi convinceva e mi disturbava. Così il giorno dopo ha inviato un pensiero di riflessione ai blog dell’isola. Non per condannare qualcosa ( ricordo ancora Michel Foucault e il suo “Sorvegliare e punire”) ma per aprire un dialogo, una riflessione comune. E la discussione c’è stata. Per tutta una giornata su facebook si sono susseguiti interventi di critica, di approvazione, di consenso parziale o di critica benevola. Era quello che speravo e non me la sono certo presa per le critiche. Ma siccome sono uno che è abituato ad interrogarsi e siccome non mi sembra di essere né depresso, né demoralizzato, né frustrato. Alcune considerazioni su questi interventi vorrei farli.
Prima considerazione. Ma siamo proprio sicuri che è nell’interesse degli studenti e dei giovani in genere sottoscrivere ed applaudire a tutto quello che fanno e che dicono perchè intervenire anche inveendo, anche insultando  è meglio che astenersi? Ma voi che pensate questo, avete così poca fiducia in questi giovani che ritenete che se non li approvate incondizionatamente rischiate di rigettarli nell’abulia? Non credete proprio che possano fare qualche passo in avanti e migliorare le loro prestazioni se date loro qualche consiglio e se sollevate qualche critica? Siamo ancora fermi ad “apocalittici ed integrati”? Ed ai giovani vorrei dare un consiglio: “Coltivate il dubbio, diffidate da chi vi dà sempre ragione; non sempre le critiche vogliono dire opposizione alle vostre idee anzi possono aiutarvi a crescere”.
Seconda considerazione. Ho fatto anch’io i cortei studenteschi ( allora frequentavo l’Università a Milano ed abitavo a Pavia ed ho conosciuto i Capanna i Boato, il Crainz che oggi scrive sulla Repubblica ed allora era di Lotta continua) ed ho gridato anch’io “Fascisti carogne tornate nelle fogne”, ho cantato anch’io “Compagni dai campi e dalle officine” ma avevamo anche altri slogan come “el Pueblo unido jamas sarà vincido”, “La creatività al potere” “C’est ne pas qu’un debut..” ecc, ecc. e discutevamo, discutevamo, discutevamo. Certo non era il massimo se  quella esperienza ha generato il terrorismo e le brigate rosse e riflettendo più tardi in molti hanno fatto il “mea culpa” accusandosi di non avere saputo respingere i “cattivi maestri” che poi si chiamavano Toni Negri e compagni… “Il sonno della ragione – ha scritto Goya – genera mostri”. E chi oggi come me ha vissuto quella stagione sa bene quale mostro è stato il terrorismo ed il brigatismo. Per questo non temo di prendermi del depresso e del frustrato dalle solite vestali di turno .
Terza ed ultima considerazione. Questo ripetere in maniera ossessiva il “vaffan..” ha un genitore che è Beppe Grillo. Puoddarsi che a qualcuno riesca simpatico ma a me procura solo preoccupazione. Non sono riuscito a capire quale sia il suo progetto oltre allo sfascio e in questo mi ricorda l’ideologismo del 68 :”il potere si abbatte e non si cambia”. Grillo è un cattivo maestro. Lascia intendere che lo sfascio è meglio del presente; non critica ma inveisce, non vuole interloquire ma solo insultare. Certo si trova dinnanzi il terreno arato da chi a questo sfascio ha lavorato e sembra ( o piuttosto finge) non rendersene conto. L’altra sera ho sentito un vecchio signore che è stato presidente del Consiglio fino all’anno scorso sostenere che la gente è sfiduciata dalla politica per colpa di Monti e dei tecnici e che la Sicilia ha dimostrato questo. L’impudenza non ha mai limiti.
Michele Giacomantonio

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