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giovedì 22 novembre 2012

Il "Punto di vista": Gli errori del centro-sinistra liparese

Le ultime vicende legate alla bocciatura in consiglio comunale della proposta d'istituzione del registro delle unioni civili, confermano che di “errori gravi”, come afferma il segretario Giuseppe Cincotta, all’interno del centro sinistra sulla vicenda ne sono stati commessi parecchi.

Primo errore. Da quasi un anno, ormai, i due gruppi che fanno capo al centro sinistra eoliano, “La sinistra” e “Partito Democratico” non parlano, non dialogano, non si confrontano. L’occasione di una ripresa dei rapporti politici era data dalla sottoscrizione proprio della proposta per il consiglio comunale sul registro delle unioni civili, ma nessuna delle due parti ha ritenuto opportuno aprire un confronto all’interno dello schieramento ad ancor più nella più ampia area che nel Paese si riconosce nel centro sinistra. La lettera di Saverio Merlino conferma questo errore di fondo.
È strano che uno schieramento che sino a tutto il 2011 ha collaborato attivamente all’opposizione in iniziative comuni non riesca più a trovare uomini e luoghi per intavolare delle discussioni sulle problematiche del Paese anche se dopo le elezioni amministrative si sono trovati  su banchi diversi.

Secondo errore. Questo è tutto del consigliere Iacolino e della “Sinistra” – l’aver convocato una conferenza stampa prima del voto senza coinvolgere gli altri partiti sostenitori della proposta e aver dato la sensazioni che la fondamentale questione delle unioni civili riducendola e limitandola ad esclusivo interesse dell’arcigay mentre investe una platea molto più ampia di coppie. E’ un errore grave.
Per chi l’ha vista dall’esterno la conferenza è apparsa come una riduzione del valore della proposta: “sono interessati solo quelli dell’arcigay” mentre la fattispecie coinvolgeva ben altri e più ampi interessi. Lo stesso dicasi dello spirito da “primi della classe” che anima qualche giovane di rifondazione comunista. I voti ottenuti dalla candidata Tilde Pajno non sono tutti voti di rifondazione comunista ma comprendono i consensi di quella più ampia fascia del Paese che da va Partito Democratico all’estrema sinistra e non si riconosce necessariamente in una delle formazioni politiche organizzate. Questo è un altro punto che si tende facilmente a dimenticare o far finta di dimenticare.

Terzo errore. Questo è tutto a carico del consigliere Giacomo Biviano – un uomo d’esperienza politica come lui non doveva lasciare “al caso” la seduta del consiglio comunale. La sua esperienza di capogruppo lo doveva indurre a ragionare sui numeri ed a chiedere, visti i suoi “impegni istituzionali”, al presidente del Consiglio ed ai suoi colleghi di maggioranza di rinviare il punto o a far cadere in aula il numero legale per non rischiare di arrivare ad un voto negativo mentre, superficialmente, ha “girato” la responsabilità ad altri, come interpretare altrimenti le sue frasi:
“Sulla possibilità di rinviare il consiglio credo che questo poteva essere chiesto in aula da un qualsiasi consigliere. E' stato fatto?”
“Ci si è accertati se vi erano le condizioni numeriche affinchè la proposta venisse votata favorevolmente? Qualcuno ha considerato l'ipotesi di chiedere un rinvio vista l'assenza di alcuni consiglieri che avevano firmato la proposta o si erano pronunciati favorevolmente il giorno prima? E' stata fatta una telefonata a questi per capire se sarebbero venuti oppure no, se avessero impegni personali o di altro genere?
domande retoriche che hanno una sola risposta: lui! chi altri? Cosa può addebitare al Presidente del Consiglio che ha votato a favore come la giovane Caccetta.
Adesso che fare?
Non ripetere gli errori, ricominciare da capo.
Un suggerimento: fate un bel gazebo e raccogliete le firme così direte ai consiglieri comunali che hanno votato contro che nel Paese esiste una maturità ed una attenzione diversa da quella espressa da loro.

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